ANNO CABRINIANO - dicembre 2016 -

“Beati gli afflitti, perché saranno consolati”

Questa parola - “saranno consolati” - detta da Gesù implica il nostro impegno a consolare il nostro fratello afflitto. Tutti siamo consolatori e consolati, bisognosi della misericordia di Dio.   Quindi il comando di consolare diventa esplicito. Dio ci ama e così ci consola perché così amati e consolati, possiamo a nostra volta testimoniare l’Amore del Padre e consolare gli afflitti. Papa Francesco, nella sua visita a Lampedusa, ha portato nello sguardo, e nel cuore, il dolore dei migranti, divenuto il suo dolore, ed ha sofferto per quell’umanità dimenticata, derelitta, ultima tra gli ultimi, facendosi testimone del grido di aiuto di queste persone. Il male del non accogliere l’altro è divenuto il suo grido di aiuto.  Il cristiano, come segno del regno e mano terrena di Gesù, deve cercare di aiutare chi è nel dolore, andando incontro ai fratelli in difficoltà. Francesca Cabrini Operò instancabilmente dalla assistenza dei bambini a quella degli ammalati e degli emigrati italiani in America. Ha fatto sua l’afflizione di tanti emigranti e la sua profonda preoccupazione per gli emigrati italiani era ben evidente nelle sue prime lettere che scrive dall’America. Madre Cabrini ricorda: “Poveri emigrati! Sfruttati tante volte da coloro che si atteggiano a loro protettori, e ingannati tanto più, quanto meglio questi sanno colorire i loro privati interessi col manto della carità e dell'amor patrio! Li vedevo nel mio viaggio questi cari nostri connazionali, intenti a costruire ferrovie nelle più intricate gole di monti, lontani miglia e miglia dall'abitato, quindi per anni separati dalle loro famiglie; lontani dalla Chiesa, privi delle sante gioie.  La sua avventura attraverso le Americhe, ma poi anche in Europa, non conobbe più soste. La dirompente attività in favore degli emigranti italiani la spinse a fondare scuole ed orfanotrofi, educandati e centri di accoglienza, ospedali e dispensari provocata dal miserevole stato di tanti fanciulli abbandonati, senza istruzione, spesso orfani perché il padre era morto nelle miniere, ammalati poco capiti dagli ospedali pubblici dove nessuno parlava italiano, famiglie divise dalle necessità del lavoro, quartieri interi vittime della malavita, tanta gente ignorante emarginata dai pregiudizi e dalla povertà. Ecco come Santa Cabrini ha messo in pratica la beatitudine: “beati gli afflitti perché saranno consolati”. Lei, faceva sentire questi fratelli preziosi ai suoi occhi, degni di stima, di gioia, di vita e importanti.  Questo è l’agire di Dio e deve diventare l’agire di tutti.

Nella fede che tutti ci unisce Suor Assunta Scopelliti msc            Новоалтайс 1.12.2016